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Trent'anni di Restauri


Tra i tanti modi per contribuire all’intesa e alla pace tra le popolazioni del Medio Oriente, al Nebo abbiamo scelto quello che più è congeniale con il nostro lavoro di archeologi. Dopo trent’anni di attività dobbiamo confessare che ne siamo stati ampiamente ripagati non soltanto sul piano professionale, ma anche come Frati Minori seguaci di Francesco che in Egitto andò a parlare pacificamente con il sultano Malik-al-Kamil nipote di Saladino. Il restauro dei mosaici, in gran parte pavimenti delle chiese costruite nella regione dal quinto all’ottavo secolo, ci ha dato la possibilità di conservare un patrimonio d’arte e di fede e di sviluppare parallelamente un’opera di dialogo e di amicizia che sono i fondamenti della pace.

Tutto iniziò nell’estate del 1973 quando fui richiesto dal Padre Custode di Terra Santa per dirigere una missione di pronto intervento sul mosaico della Chiesa dei Santi Martiri Lot e Procopio a Khirbat al-Mukkhayat sul Monte Nebo. Il mosaico, uno dei lavori più rappresentativi dei mosaicisti che nel sesto secolo al tempo dell’imperatore Giustiniano operavano nella regione di Madaba in Arabia, mostravano paurosi rigonfiamenti pronti a scoppiare. Della missione, che durò dal 3 agosto al 22 settembre, alla vigilia dell’ennesima guerra arabo-israeliana, fecero parte il prof. Glauco Baruzzi dell’Accademia di Brera che ebbe la responsabilità scientifica della missione, coadiuvato dal suo discepolo Raffaele Beretta di Como e dagli architetti Cesare Calano e padre Alberto Prodorno dell’Università di Roma. Per alcune settimane venne anche padre Bellarmino Bagatti, uno dei pionieri dello scavo del Monte Nebo, con i suoi ricordi di quando, nel 1935, il mosaico era stato portato interamente alla luce dall’attivismo coinvolgente di fra’ Girolamo Mihaic che si era preso cura di proteggere all’interno di una casa in pietra la preziosa scoperta. Come negli altri progetti che seguiranno, determinante la buona riuscita fu l’appoggio logistico incondizionato dei confratelli della Custodia di Terra Santa presenti a Amman come in tutto il territorio medio orientale.

Iniziò così, in modo abbastanza avventuroso e improvvisato, la nostra missione di salvatori di un patrimonio artistico messo in pericolo dalla natura stessa del reperto che gli artigiani affidavano alla presa della calce su cui le tessere venivano posate e alla maglia con cui le stesse tessere erano posizionate una accosto all’altra nelle trama del disegno geometrico e figurativo.

L’intervento di restauro come necessario completamento dell’attività archeologica di studio, ricerca e conservazione, hanno condotto negli anni alla scoperta di nuovi mosaici da studiare e conservare, tra i quali autentici capolavori che con il Calendario Massolini vorremmo far conoscere ai nostri amici, come il mosaico del battistero antico della basilica di Mosè sul Monte Nebo, il mosaico dell’Achille sotto la chiesa della Vergine a Madaba e il mosaico della Chiesa di Santo Stefano a Umm-al-Rasas nella steppa orientale.

Operare per decenni nel campo archeologico in un paese in via di sviluppo come la Giordania è stata un’impresa entusiasmante e alla lunga preoccupante. La libertà e la fiducia accordateci dai responsabili del Dipartimento delle Antichità, si sono materializzate negli anni in progetti di ricerca e di scavo fortunati che hanno condotto all’approfondimento storico di un’epoca poco nota dalle fonti scritte contemporanee quali la bizantino-omayyade, e duplicato il patrimonio già ricco nel campo del mosaico antico. Una intensa opera di pubblicazione e divulgazione con articoli, libri e mostre ha fatto conoscere al mondo scientifico e al pubblico colto internazionale tale patrimonio fonte di approfondimenti vari in sede accademica. Determinante in tal senso la mostra dedicata ai mosaici di Giordania apertasi a Roma a Palazzo Venezia nel 1986, poi esposta in numerosi centri europei di cultura fino all’estate del 1993, e la pubblicazione, nello stesso anno, del volume The Mosaics of Jordan (ACOR- Amman 1993) dedicato a tutti i mosaici di Giordania, un corpus inteso come un punto di arrivo della ricerca e un valido mezzo di consultazione.

Parallelamente alla scoperta e conoscenza della ricca concentrazione di queste opere si sono andate chiarendo e precisando le preoccupazioni per la conservazione e protezione di un manufatto artistico piuttosto fragile e deperibile come il mosaico. I nostri scavi, malgrado gli accorgimenti di volta in volta adottati, diventavano occasione per la distruzione e messa in pericolo del patrimonio fonte delle nostre conoscenze.

A metà del nostro percorso e precisamente nell’estate del 1982, a seguito della scoperta del Mosaico d’Ippolito sotto il vestibolo della chiesa della Vergine a Madaba, abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione a livello di organi di governo locali e internazionale, per creare delle strutture adeguate di protezione per la conservazione del patrimonio musivo.

Il più importante risultato nella giusta direzione lo si deve all’interesse dell’Ambasciata d’Italia e dell’Ambasciata degli Stati Uniti concretizzatosi nella creazione della Madaba Mosaic School aperta il 3 ottobre 1992 nell’ambito del Parco Archeologico al centro della città. Nella scuola si insegna l’arte del mosaico finalizzata alla protezione e al restauro del mosaico antico.

L’esperienza positiva è stata ripetuta a Gerico, in Palestina, in preparazione, per il consolidamento, restauro e esposizione al pubblico dell’eccezionale pavimento musivo della grande sala del complesso termale del palazzo omayyade di Khirbat al-Mafjar più noto come Oasr Hisham dove è nato il Jerico Workshop for Mosaic restoration.

Esperienza che ogni anno viene ripetuta nell’ambito del progetto Bilad esh-Sham, di cui con un gruppo di amici ci siamo fatti promotori. Un’altra iniziativa per coinvolgere i giovani del Vicino Oriente nel processo di formazione del restauro del mosaico antico che, con il consenso delle Autorità di Giordania, dell’Autorità Palestinese e della Siria, raduna insieme tre giovani di ogni nazione, per un corso estivo di formazione trimestrale, un mese per nazione, a Gerico, sul Monte Nebo e i Siria.

La fiducia acquisita dal gruppo ci ha dato modo di essere invitati ad intervenire su opere straordinarie del Vicino Oriente che qui presentiamo come la Caccia al Cervo del palazzo dei Tolomei ad Alessandria, la Berenice e Alfio e Aretusa del Museo Greco-Romano di Alessandria, le Musicanti di Mariamin e l’Adamo del nuovo Museo Archeologico di Hama, il Paradiso del Museo Archeologico di Madaba, le due composizioni di caccia del complesso termale di Qastel di epoca omayyade, l’eccezionale insieme costituito dai mosaici di Shahba/Philippopolis del IV secolo d.C. in Siria, e ultimamente, sempre in Siria, sul mosaico della Chiesa dei Santi Martiri nel viaggio di Tayibat al-Imam, 15 km a nord di Hama, del 442 d.C. La complessa operazione iniziata con l’esproprio del terreno si è felicemente conclusa il 5 luglio 2007 con l’inaugurazione del nuovo museo.


Michele Piccirillo

Memoriale di Mosè sul Monte Nebo in Giordania



 
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