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Anteprima Rai : “Il Viaggio – itinerari di spiritualità”

 

 


 

 

Il viaggio di Abramo, il viaggio di Mosè, il viaggio di Gesù, di Maometto, quello di milioni di pellegrini nel corso dei secoli, quello di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è un andare continuo verso i luoghi della spiritualità in cui l’uomo torna a rigenerarsi, a bere alle sorgenti della propria fede, a ritrovare l’origine di tutte le cose. Un cammino da cui l’uomo non riesce ad esimersi.

Che cos’è la spiritualità, perché la si cerca? È quel bisogno di unirsi nell’amore all’Amore, quella Forza che chiama e a cui si sente di appartenere. E allora è necessario mettersi in viaggio per andare là dove tutto è cominciato e dove si percepisce che, al di là di conflitti politici e di forze avverse, c’è l’unica e vera Ragione che unisce popoli e culture.



Il 9 giugno 2009 è stato presentato a Roma, nella sede Rai di Viale Mazzini, l’anteprima de “Il Viaggio – itinerari di spiritualità”, un cofanetto di quattro intensi quanto mistici percorsi di fede.

Il progetto fortemente voluto da Franco Scaglia, direttore di Rai Cinema, vuole essere un omaggio all’amico che più di tutti ne è stato l’ispiratore e con cui Scaglia ha condiviso tanto della sua vita letteraria, professionale ed umana: padre Michele Piccirillo.

Il dott. Scaglia lo ha precisato nel suo intervento sottolineando che mancava, in quell’occasione, la persona che più di tutti ha ispirato il progetto, che più di tutti quegli itinerari li ha vissuti di persona e che ha firmato personalmente due di essi.

Padre Michele non è riuscito a vedere l’opera conclusa, come non è riuscito a vedere conclusa la copertura del Memoriale di Mosè a cui teneva tanto e per cui tanto aveva lavorato. Il Signore ha voluto richiamarlo a Sé prima. Questo lo accomuna moltissimo a Mosè per il quale padre Michele ha speso buona parte della sua vita scoprendo tesori archeologici e di fede sul Monte Nebo, là dove il Patriarca ha potuto solo ammirare la Terra Promessa prima di morire.

Alla presentazione di quest’opera erano presenti il Presidente Rai Paolo Garimberti, il Direttore Generale Mauro Masi, il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e rappresentati delle tre grandi religioni monoteiste. Gli interventi di tutti i relatori si sono focalizzati sullo stesso tema: l’importanza della religione come via anche politica per arrivare alla pace.

Nel suo saluto al pubblico, Paolo Garimberti spera in una Rai sempre più capace di guardare ‘oltre il proprio giardino’, facendo sempre maggior attenzione al mondo che lo circonda. Il ministro Frattini in particolare, si augura che la Rai diventi strumento di public diplomacy promuovendo la cultura della pace soprattutto in Medio Oriente, e in Terra Santa in particolare, dove si gioca la credibilità della politica internazionale, dell’Italia, dell’Europa e di quella americana.

Le parole di tutti i relatori hanno catturato l’attenzione dei presenti per la loro profondità e il loro spessore spirituale.

Il rabbino capo della comunità ebraica di Firenze Joseph Levi ha molto sottolineato la necessità della comprensione dell’altrui sofferenza come presupposto alla convivenza e alla tolleranza. Citando un proverbio ebraico, Levi ha ribadito che “chi uccide un solo uomo uccide il mondo”

 

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Nel suo bellissimo e intenso intervento, Gabriele Tecchiato, Direttore della Biblioteca della Moschea di Roma, ha risposto sottolineando che quello che per loro ebrei è un proverbio, per i musulmani è un versetto del Corano. Ha continuato dicendo che, in un mondo che ignora Dio, la pace è da ricostruire più che costruire. Essa esisteva prima dei grandi conflitti che oggi travagliano quell’area e ben vengano gli archeologi come p. Michele che lo provano con le loro scoperte.

Mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, ha invece ribadito che questo viaggio spirituale, iniziato circa 4000 anni fa in quei luoghi dove Dio parlò ad Abramo e dove hanno avuto origine e convergono le tre grandi religioni monoteiste, rimanda all’unità della famiglia umana. Ma solo chi è maturo crede in quella parola venuta dall’alto e sa dialogare. Chi non è maturo non sa farlo.

La stessa cosa ha ribadito il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, il quale ha affermato che nessuna ‘guerra santa’ è giustificabile perché non esiste un Dio guerriero, ma solo il Dio della pace e dell’amore. La Terra Santa, in cui ebrei, cristiani e musulmani hanno una comune radice, è e deve essere punto d’incontro, di dialogo e di apertura.


La nostra presenza a questa presentazione è stata gratificata dalle parole di tutti i relatori nelle quali traspariva l’opera stupenda di padre Michele attraverso l’archeologia: la costruzione della pace. La figura di p. Michele, nella sua umiltà, giganteggiava in quella sala perché egli è riuscito a fare in silenzio ed umiltà quello che tanti politici e diplomatici non riescono a fare ossia dialogare con l’altro, usando gli strumenti per lui quotidiani e a lui congeniali: il suo lavoro e la cultura.

Stupende sono state le parole di un relatore quando ha detto che il mondo avrebbe bisogno di più archeologi e meno politici.

 



L’opera in dettaglio


Il viaggio di Gesù di Sergio Basso e Sergio Malatesta

Il documentario segue il cammino di Gesù esplorando i luoghi citati nei Vangeli, luoghi che oggi sono palcoscenico di scontro più che di incontro.

Eppure migliaia di pellegrini continuano ad andarci, anno per anno, per cercare la sacralità che, nonostante tutto, li impregna. Cosa è rimasto delle parole d’amore e di pace di Gesù? Che cosa veramente rimane all’uomo di oggi?... Il sacrificio di un uomo che per amore offrì la sua vita, si rispecchia nel sacrificio di tanti uomini che per amore di una Terra e di una Storia danno la loro vita; di donne che vivono giorno per giorno l’angoscia di una guerra non solo fisica; di bambini a cui viene negato il diritto di essere bambini.


Verso il Santo Sepolcro di Luca Archibugi e Michele Piccirillo

A chi appartiene veramente il Santo Sepolcro verso cui si dirigono i pellegrini cristiani di tutto il mono e di tutti i secoli? Per rispondere alle contraddizioni di oggi, bisogna scavare molto in profondità, nella storia dei primi secoli del cristianesimo, dove si trova la risposta al perché le varie confessioni cristiane rivendicano per sé il diritto di priorità dell’osservanza del culto.

A padre Michele non è stato concesso di concludere il lavoro che aveva iniziato per la realizzazione di questo documentario, ma egli ha lasciato un manoscritto in cui chiarisce i motivi storici della presenza delle diverse confessioni cristiane nella Basilica del Santo Sepolcro.

Il manoscritto di padre Michele ha fatto da guida all’equipe di regia che è stata improvvisamente privata della sua preziosa presenza e collaborazione.


Tessere di pace in Medio Oriente di Luca Archibugi e Michele Piccirillo

La pace si costruisce giorno dopo giorno, con pazienza e tenacia, a piccoli gesti, a piccoli pezzi. Come le tessere di un mosaico. Un niente se le guardi una alla volta: pietruzze colorate senza valore. Messe insieme con la pazienza di mesi, o forse di anni, formano capolavori preziosi che sfidano i secoli. E’ questa l’eredità spirituale che padre Michele lascia.

Su questi capolavori del passato, così preziosi e così vivi, viene focalizzata l’attenzione dello spettatore. I mosaici ancora parlano all’uomo di oggi che sa ascoltare e raccontano un cammino di fede che non si è mai fermato, che ancora continua nonostante le mille difficoltà create dai conflitti armati che hanno dilaniato la regione nel corso dei secoli.

Solo la grande bravura e la grande passione di padre Michele, che per trent’anni ha scoperto e restaurato mosaici, riesce a fare di questi capolavori “pietre che parlano”.


La grazia della parola di Gianni Barcelloni Corte e Giorgio Montefoschi

Non sempre l’uomo di oggi, preso tra mille frenesie e preoccupazioni, riesce a capire l’importanza del silenzio, della meditazione e della preghiera. Eppure esistono posti in cui si vive in una dimensione completamente diversa, in cui l’uomo ritrova un dialogo con se stesso e con gli altri che va al di là del comune dialogare. Uno di questi posti è il monastero benedettino camaldolese di Fonte Avellana in cui dodici monaci vivono la loro esperienza di fede nel silenzio e nella riflessione. Indagando tra le mura di questo monastero e tra le vite dei monaci, si scopre che non sempre l’isolamento è solitudine e tristezza , ma è anche pace interiore e gioia dello spirito che ogni uomo moderno potrebbe ritrovare.


C. Di Lorenzo


 

 
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